La sfida dell’intelligenza artificiale.

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La sfida dell’intelligenza artificiale.

Lunedì 29 gennaio abbiamo ascoltato la presentazione del professor Mercorio, esperto di Sistemi Digitali, sul tema, affascinante ma anche inquietante, della “Intelligenza Artificiale”.

Platea gremita di studenti, soprattutto maturandi ma anche più giovani, a conferma del crescente interesse per un tema sentito ma, probabilmente, ad oggi dai confini poco chiari.

Proviamo allora a limitare al massimo le spiegazioni tecniche (che il professore è riuscito con grande capacità di sintesi a rendere interessanti e non banali in un tempo di circa un’ora).
E vedremo poi di valutare l’impatto che abbiamo percepito qui a Portofranco.

Cosa è dunque questa AI ?

Se ne parla da decenni, ormai, ma solo da un paio di anni sembra sia arrivata la accelerazione che ha portato il tema in primo piano, possiamo dirlo, in tutto il mondo.

In sostanza, l’AI (come dice il nome altisonante) mira ad affiancare l’intelligenza “umana” (o magari a sostituirla, in futuro? Aspettiamo, un passo alla volta……) con tecnologie Informatiche sempre più sofisticate.

Dunque il campo è quello dell’Informatica, a sua volta figlia di varie scienze (Matematica in primis), ora che la evoluzione tecnologica sta rendendo possibili sviluppi un tempo ipotizzati solo nell’ambito della fantascienza (penso ai robot umanoidi di Asimov).

Come funziona questa scatola magica della AI, in particolare di ChatGPT che oggi molti conoscono (ma chissà quanti altri software sono già in agguato)?
In sostanza, si opera con la tecnica del c.d. “Machine Learning”, ossia istruire gli elaboratori a “capire”.

Ma un elaboratore può davvero “capire”?
Certo può immagazzinare quantità di dati incredibili, superiori di molti ordini di grandezza a quelli di cui disponiamo noi umani (che spesso dimentichiamo tante informazioni, i computer “ricordano” tutto quello che sanno…).

Allora, l’essere umano cosa ha in più, almeno ad oggi?
La capacità di fare “connessioni”. Ma ora anche la AI sa farlo, almeno fino a un certo livello.
Per risolvere un’equazione, o vincere una partita a scacchi (ahi, in questi campi le macchine ormai stracciano noi umani, senza dubbio) abbiamo “mostrato” alle macchine immense quantità di equazioni, o di partite giocate.

Quindi sembriamo essere già molto avanti.

Ma allora le macchine sanno progettare anche altre macchine, e istruirle, levandoci anche il ruolo di “ideatori”?
Qui scatta la precisazione che ha fatto il prof. Mercorio.

L’intelligenza delle macchine non va confusa con l’ntelletto.

La macchina non ha “consapevolezza”  delle sue creazioni.

Qualcuno ha obiettato “Ma se chiedo a ChatGPT di descrivere se stessa, lo fa, e benissimo, e rapidamente”.

Vero, ma lo fa sfruttando quello che noi le abbiamo insegnato.

Non mi dilungo, il tema sarebbe difficile da affrontare anche in un intero libro…

La domanda chiave che ha posto il relatore mi è sembrata questa “Ma allora possiamo affidarci alla AI per studiare, lavorare, divertirci, affiancarci e sollevarci dai compiti più faticosi, o dobbiamo avere paura della AI?”.

La risposta, per quanto sembri banale, è semplicissima: “dipende da noi, esseri umani”.

Ha citato Papa Francesco e il suo predecessore Benedetto XVI, che ci hanno offerto chiavi di lettura legate alla Fede.

Provo a sintetizzare : l’Intelligenza Artificiale è creatura dell’uomo, quella umana è di fonte Divina.

Quindi cosa possiamo fare?

Affrontare la sfida, studiare la AI, come funziona, che cosa ci offre, i rischi che si corrono.
Studiarla e cercare di capire che mondo si sta profilando. Senza timore e senza eccesso di entusiasmo.

Certo alla fine della presentazione abbiamo raccolto reazioni in grande maggioranza di profondo interesse, anche se alcune delle domande poste al docente evidenziavano preoccupazioni condivisibili.

Ma ho percepito una grande voglia di capire, e di approfondire.

Allora affrontiamola questa sfida: nei giorni successivi (e non credo sia una coincidenza) nelle mie lezioni di Matematica e Fisica ho avuto diversi studenti che, soprattutto se maturandi ma non solo, hanno espresso un forte interesse a proseguire gli studi in questo campo.

Bene, per chi non lo sapesse già, anche a Milano / Pavia esistono corsi di Laurea (Triennale e Magistrale) in AI.

Difficili da intraprendere? Certo, anche perché tenuti tutti in lingua Inglese.

E cosa si studia?
Qualcuno ne saprà più di me, comunque elenco le materie d’esame che mi hanno più colpito: Analisi Matematica, Logica Computazionale, Probabilità, Modellizzazioni, Reti di Telecomunicazioni, Reti Neuronali, Elettronica, Economia, ma anche Etica e tanto altro.

C’è molto da studiare, e la strada è davvero impegnativa.

Molto di più, per esempio, di quelle che ha percorso chi, come il sottoscritto, si è occupato soprattutto di Informatica e Matematica.

Quindi, per chi se la sente, ragazze e ragazzi, provate ad a seguire questo percorso.

Ne vale la pena, pienamente. Perché ne va del vostro futuro.

In bocca al lupo.

di Andrea Scaffardi

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