Ricordo di Suor Ada

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Ricordo di Suor Ada

31 gennaio 2020 – S.Giovanni Bosco

Cara Suor Ada.

Non è l’inizio di un’impossibile lettera, un anno dopo la sua improvvisa “partenza” per il Cielo.

Con un gruppo di persone ci siamo ritrovati a Portofranco, in viale Papiniano a Milano, proprio perché  Suor Ada ci è cara, tanto che ce la sentiamo vicina, fino al punto di chiedere a lei di presentare al Signore i nostri problemi, soprattutto quelli dei ragazzi che incontriamo.

Un gruppo di persone alquanto eterogeneo si è incontrato in un’aula del centro di aiuto allo studio dove lei ha per più di un decennio svolto il suo lavoro di educatrice e insegnante ai ragazzi in difficoltà, sfidando la sofferenza della malattia e anche la stanchezza, dal momento che la mattina la dedicava ai dialoghi con i detenuti  del vicino carcere di San Vittore.

Ogni persona , si può dire, ha portato il ricordo di un aspetto della vita di Suor Ada, che magari agli altri non era noto. Innanzitutto il gruppetto di Suore Salesiane di via Bonvesin de la Riva, il suo convento: la Madre Superiora, Suor Carola, anche lei volontaria a Portofranco, Suor Anna… le migliori testimoni della sua vita quotidiana, della sua preghiera, del suo amore a don Bosco, e anche del suo carattere spesso “puntuto”.

Alcune volontarie di San Vittore, che come lei svolgono una grande opera di carità con  persone dal passato terribile.

E un testimone di eccezione, il medico Dott. Luigi Gioia di Melzo che ha raccontato in un libro molto bello (“Faccia un bel respirone”, 2019) , il suo indimenticabile incontro con la giovane suora, sua maestra a Melzo (“maestra per sempre”), rievocando anche la storia della sua contrastata vocazione. “Sempre ad occhi chiusi vedo una bimba correre nei campi della bassa modenese, cantata da Guccini. Nata a Mirandola nel primo dopoguerra cresce in un ambiente di sane tradizioni comuniste ed ateo da generazioni” (p. 117). Quasi ripudiata dalla famiglia, ma sempre affezionata e presente nelle difficoltà di salute della sorella, del nipote.

Infine noi di Portofranco, che le siamo stati amici fin dall’inizio, nel 2007, abituati a vederla quasi tutti i giorni nella stessa aula, dove ora una grande foto la ricorda. In prima fila Giovanni, partner di quotidiane baruffe scherzose destinate a concludersi con un “Non capisci niente” proclamato da suor Ada. Dei ragazzi pochi perché molti ormai lavorano, ma la ricordano tutti bene (“Suor Ada, come era severa!” dice una ragazza di origine cinese, che come tanti ha imparato da lei  l’ italiano).

Però era anche dolce,  capace di gustare la compagnia degli amici e la bellezza di un giardino, come quello della foto in Brianza o quello del Priorato di St. Pierre in Val d’Aosta, dove ogni estate la incontravo durante i suoi ritiri spirituali, e mi colpiva la sua voglia di vita e di bellezza.

Che Dio ti benedica, cara amica, e benedica anche noi.

Serenella Carmo

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