Fatti di speranza

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Fatti di speranza

Scuole occupate in nome del “diritto alla presenza”, ragazzi seduti per terra a studiare davanti agli istituti chiusi per Covid, proteste dei genitori contro la didattica a distanza.  Il secondo lockdown è molto diverso dal primo, il clima sociale è cambiato. “Andrà tutto bene” era lo slogan più diffuso di marzo. Era sentimentale, non era ragionevole e ha mostrato presto la corda. Sono crescenti le reazioni di insofferenza se non già di ribellione aperta verso le restrizioni imposte dal governo.


I sacrifici mettono a dura prova l’economia, ma, cosa ben più importante, le persone, le famiglie, i ragazzi sono sempre più provati. Quindi, ci mancherebbe,  c’è soltanto da capire, perché di questo clima sociale partecipiamo tutti, respiriamo tutti questa aria greve. Accadono fatti però che ci colpiscono, e ci danno speranza, non la rabbia o la depressione che ci consumano soltanto.


Ad esempio un gruppo di insegnanti ha scritto una lettera al Corriere, stavolta non per aggiungere lamento ai lamenti, ma per comunicare un’esperienza positiva. Come è accaduto a una docente, i cui ragazzi, alla fine dell’ora di DAD, alzano ciascuno sul proprio schermo fogli bianchi con la scritta “Grazie!” Perché, chiede lei.  “Perché nella fatica di questo periodo lei ha dato il cento per cento, poteva non farlo… E ci ha sempre ascoltato”.


Ma allora la DAD non è per definizione a noi nemica. Forse…  forse il problema sta altrove.


Una scuola media di provincia ha stipulato un contratto con dei Writers. Scopo era illustrare sui muri vicino alla scuola le poesie dei ragazzi sulla loro esperienza della pandemia. Le regole del distanziamento hanno reso impossibile lavorare insieme agli alunni, allora gli artisti hanno proceduto da soli. Che bellezza è nata!  


Un gruppo di ragazzi di Gioventù Studentesca delle superiori di Varese ha organizzato, nel periodo natalizio, una vacanza… onlineA tema la seguente domanda: come si fa a vivere intensamente il reale? Un programma scandito da momenti creativi più che mai: giochi, testimonianze sulla pandemia, libri e film, visita a distanza del locale Sacro Monte… Alla fine due ragazze hanno scritto così: “Ciò che abbiamo vissuto non è stato solo un bel modo per passare le vacanze, ma un gesto concreto che ci ha richiamato verso quello che è davvero importante: trovare un senso in tutte le cose che facciamo, anche quando le circostanze ci schiacciano”.


Anche nel corso maturandi che stiamo preparando, vogliamo verificare assieme ai ragazzi se davvero la crisi, come diceva Einstein, può essere un’occasione provvidenziale. E aiutarci a vivere questa benedetta/maledetta realtà che non è mai come vorremmo fosse e a ritrovare gusto nello studio e nel lavoro, ora, nelle condizioni reali, non in quelle ideali.


Le manifestazioni e le occupazioni sono da capire, però rischiano di assecondare una dimenticanza grave, quella della realtà che comunque si impone. Rischiamo sì di perdere una generazione, ma non tanto in termini di conoscenza dei programmi, poco male, fosse soltanto questo. Molto più grave è che restino abbandonati, soli, di fronte alla realtà, debolissimi di fronte al dolore e alla fatica che questa comporta, privati di un’autorevole, appassionata compagnia.


Stiamo vivendo la più grande sfida della nostra vita, attraversiamo una crisi che ci svela a noi stessi fragili come mai, però più veri e bisognosi. Ma bisognosi di cosa?


Abbiamo bisogno di maestri di scuola appassionati, sia nella presenza sia nella distanza. Abbiamo bisogno di maestri nella politica, nel lavoro, nella vita quotidiana… abbiamo bisogno di cercarli, questi fatti e questi maestri, e attivamente seguire l’indicazione di Italo Calvino:

«L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà: se ce n’è uno è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e approfondimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio».

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