Un’idea di giustizia.

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Un’idea di giustizia.

Certo a Portofranco ci siamo un poco abituati ad avere ospiti di alto livello (l’ex Ministro dell’Istruzione Bussetti, l’Arvivescovo Delpini, Gemma Calabresi, tra i più recenti), ma avere tra noi e “per noi” Marta Cartabia, Ministro della Giustizia e già presidente della Corte Costituzionale, si può davvero definire un momento straordinario.

Fin dal suo arrivo abbiamo percepito qualcosa di speciale, un’atmosfera che è riuscita ad essere al contempo “alta” ma anche serena. Marta Cartabia è riuscita a farci sentire a nostro agio, compresi quegli studenti che, al momento di porre una domanda, hanno confessato la loro comprensibile emozione.

Il dialogo ha toccato molti aspetti della vita politica ed in particolare del tema Giustizia.

Sarebbe forse troppo difficile riesaminarli tutti, cerchiamo quindi di focalizzarci su quelli che, almeno a caldo, hanno suscitato maggiore interesse.

Si è parlato delle commissioni di riconciliazione nel Sudafrica post-apartheid, quando Nelson Mandela e Desmond Tutu hanno scelto la strada di un difficile colloquio tra responsabili e vittime dei pesanti soprusi del periodo di segregazione.

Situazione a tratti analoga, pur in un contesto del tutto diverso, il confronto tra vittime del terrorismo e autori delle violenze (riferito in particolare al caso Calabresi), con cui è stato toccato il delicatissimo tema del “perdono”.

Si è parlato anche del caso di Stefano Cucchi (morto a seguito di violenze subite in carcere, dove era finito per questioni di spaccio di droga), con il doloroso aspetto delle colpe che persino le forze dell’ordine possono avere in situazioni particolari (e qui il Ministro ci ha giustamente ricordato che anche le persone delle istituzioni possono commettere errori, in quanto esseri umani).

Forse il tema più spinoso è stato posto da una domanda di un ragazzo così riassumibile:

“Ministro, non ritiene che in un mondo e una natura che spesso ci opprimono con le loro avversità, il tentativo degli esseri umani di creare una Giustizia sia in fondo disperato fin dall’inizio?”.

A questa domanda, certo molto difficile, Marta Cartabia ha saputo fornire una risposta su due livelli.

Primo, il senso indiscutibile di impotenza che proviamo di fronte a eventi terribili, quali per esempio un terremoto, in cui non abbiamo neppure la possibilità di “prendercela con qualcuno”.

Secondo, la nostra risposta “ragionata” a eventi terribili, secondo la quale, il Minsitro Cartabia ha voluto ricordarci che di fronte alle peggiori avversità è nostro dovere reagire su tutti i fronti, cercando di rimediare al male e all’ingiustizia, e di perseguire con determinazione l’individuazione dei responsabili da affidare al giudizio e alla custodia della società. Dobbiamo sempre ricordare che nella storia umana non ci sarà mai un momento in cui la “Piena Giustizia” sarà effettivamente raggiunta. Da sempre, infatti, il nostro compito è quello di cercare con tutte le nostre forze di avvicinarci a una società più equa e più giusta, nella consapevolezza dei nostri limiti.

A livello personale, in particolare, il Ministro Marta Cartabia ha raccontato della sua scelta di intraprendere gli studi di Giurisprudenza e una carriera in Magistratura proprio per rispondere a questo suo anelito di equità (ha citato anche un suo appassionato intervento ai tempi del Liceo in difesa di un compagno di studi, episodio che ha suscitato qualche sorriso ma anche molta ammirazione).

Avviandosi alla conclusione, noi abbiamo cercato di ringraziare il Ministro con molti applausi e due mazzi di fiori, ma siamo stati a nostra volta ringraziati per la grande partecipazione.

Le foto ricordo sembravano non voler più finire, forse per trattenere il Ministro e la sua scorta (silenziosa e garbatissima) con noi ancora qualche minuto…

Al momento di avviarci all’uscita, più di qualcuno ha osservato: “chissà, forse tra qualche anno potremo ricordare il giorno in cui la prima donna Presidente della Repubblica Italiana era venuta a Portofranco quando era Ministro della Giustizia”.

Grazie, Marta Cartabia. 

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